SPIE DELLA R.S.I NEL CIELO DI IS ARUTAS

ANTONIO GIUSEPPE MASTIO nasce ad Orani (NU), il 5 marzo del 1917. E’ un giovane di media statura, longilineo e dai lineamenti regolari. Ha frequentato le prime classi delle scuole elementari e all’atto della chiamata alle armi fa il muratore. Nel maggio del 1938 è arruolato nel 151° Reggimento Fanteria della mitica Brigata Sassari, II Battaglione, VIII Compagnia -TRIESTE-. Allo scoppio della II Guerra Mondiale e negli anni successivi viene inviato, col suo Rgto, in Jugoslavia, e in particolare in Croazia, protettorato italiano a partire dal ’41. Nello stesso anno viene dichiarato “inabile al volo quale aspirante paracadutista“. Nel 1942 è comandante di squadra combattente Nell’aprile del 1943 rientra in Italia, a Roma. L’8 settembre risulta “sbandato per i noti eventi bellici”, formula di rito presente nella stragrande maggioranza dei Ruoli e Fogli Matricolari a significare la particolare, terribile condizione di milioni di soldati italiani di ogni Corpo e grado abbandonati a se stessi su tutti i fronti di guerra dagli Alti Comandi, dalla monarchia sabauda e da Badoglio. Subito dopo l’armistizio è “arruolato nella Repubblica Sociale di Salò”, la cui nascita era stata annunciata il 18 settembre 1943, dai microfoni di Radio Monaco, da Mussolini, portato in Germania dopo la liberazione dalla prigionia sul Gran Sasso.

Alla RSI aderirono molti sardi, talvolta con posizioni di assoluto rilievo come Francesco Maria Barracu, Bartolomeo Fronteddu e Padre Luciano Usai. I tre furono furono tra i principali artefici del neofascismo, o fascismo clandestino, dopo la caduta di Mussolini e l’8 settembre, e crearono il Battaglione Volontari di Sardegna Giovanni Maria Angioy. Barracu, nato a Santu Lussurgiu il 1 novembre 1885, M.A.V.M in Somalia nel 1936, e M.O.V.M per la guerra in Etiopia nel ’37 (http://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/#), grande invalido di guerra per la perdita di un occhio, divenne sottosegretario alla Presidenza del CdM della RSI. Fu fucilato a Dongo il 28 aprile del ’45. Fronteddu, di origini dorgalesi ma nato a Orani il 6 maggio del 1890, anch’egli pluridecorato con M.A.V.M e M.B.V.M e grande invalido, fu il comandante del Btg. Angioy. Venne ucciso per questioni passionali, ma la responsabilità della sua morte fu artatamente attribuita ai partigiani: dieci di essi, tra i quali Flavio Busonera (https://oristano.anpi.it/mappa-partigiani-oristano/) furono trucidati a Verona il 17 agosto 1944. Il saveriano Padre Usai, nato a San Gavino Monreale il 18 dicembre del 1912, anch’egli M.A.V.M (http://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/#), cappellano militare prima in Africa e poi nella RSI, fu accusato di essere il vero responsabile dell’eccidio di 17 avieri sardi a Sutri. Organizzò e/o partecipò personalmente (in accordo con Barracu, Fronteddu e con l’avvocato di Siniscola Bruno Bagedda), a partire dal marzo ’44, ad aviolanci da apparecchi tedeschi in Sardegna per raccogliere informazioni e creare una rete spionistica. Fu pertanto accusato di alto tradimento e spionaggio nel processo celebrato ad Oristano presso il Tribunale Militare Territoriale di Guerra della Sardegna, nel quale l’accusa era sostenuta dal Procuratore tenente Francesco Coco, il magistrato ucciso dalle Brigate Rosse a Genova nel 1976 (cfr: Carla Cossu, L’estate delle spie. I Servizi Segreti americani in Sardegna nel 1943, Condaghes, Cagliari 2020, p.103-104). Usai scampò alla pena di morte e fu condannato a 30 anni, dei quali ne scontò solo uno. Nel 1950 si trasferì in Brasile, dove si impegnò in ben altre missioni, ossia assistenza morale e materiale in piccoli villaggi, in uno dei quali morì nel 1981.

Il 29 giugno del 1944, dopo altre missioni consimili, padre Usai si paracadutò presso Is Arutas, in agro di Cabras, con altri sardi da lui scelti e addestrati dai tedeschi per il lancio. La missione fallì, Usai e gli altri membri di essa furono catturati e processati, come abbiamo visto, con pesantissime accuse, ma il Cappellano scagionò gli altri accusati, sostenendo che scopo di questi ultimi fosse l’agognato rientro a casa. Confermò invece le proprie intenzioni, ossia la ricerca e la raccolta di informazioni civili e militari utili alla Repubblica Sociale e la creazione e/o il potenziamento in Sardegna di reti neofasciste. Fra gli “agenti nemici aviolanciati da aerei tedeschi“, incaricati di missioni di spionaggio civile e militare, vi era anche Antonio Giuseppe Mastio, evidentemente non così inabile ai lanci come lo si era considerato appena tre anni prima…

•8/9/43 Sbandato, ha collaborato con le formazioni della pseudo repubblica italiana;
•10/11/43 arruolato nelle formazioni della RSI e in particolare nel Btg “Volontari di Sardegna”;
•29/6/44 aviolanciato in Sardegna da aereo tedesco;
•10/7/44 catturato e tradotto c/o CCRR di Nuoro e ristretto nelle carceri giudiziarie di Cagliari;
•9/11/44 denunciato al Procuratore Militare c/o il Tribunale Militare Territoriale di Guerra di Oristano, accusato di alto tradimento e di spionaggio militare;
•16/3/45 il Tribunale lo assolve dai reati ascrittigli perché il fatto non costituisce reato;
•9/5/45 è ristretto, per misura precauzionale, nel campo di concentramento di Terni;
•23/3/46 rimesso in libertà;
•11/11/46 congedato definitivamente,
La vicenda del lancio del 29/6/44 in agro di Cabras del Mastio et alii viene ricostruita con precisione dallo Stato Maggiore del SIM (Servizio Informazioni Militare), CS (Controspionaggio) Sardegna:


Gli altri imputati, oltre al Mastio sono:
il tenente cappellano Luciano Usai di San Gavino Monreale; il tenente medico Pietro Raffaele Macario Pischedda; il sergente maggiore Mario Corongiu di Laconi; il soldato Francesco Campus di Macomer; l’aviere Angelo Manca di Villanova Monteleone; il caporale Antonio Marchi di Zeddiani; l’aviere Virgilio Cotza di Orroli; l’aviere Antonio Castia di Macomer (cfr. Angelo Abis, Il Fascismo clandestino e l’epurazione in Sardegna 1943-1946, Gia editrice, Cagliari, 2013, http://www.isses.it/abis.htm).
Come abbiamo già visto, gli imputati confermarono la versione con la quale Usai si era assunto ogni responsabilità e, ad eccezione dello stesso Usai, del Corongiu e del Pischedda (che evase e fu ucciso dai CCRR in un conflitto a fuoco), furono assolti. Invece Gino Mamberti di Seulo, che si era lanciato tempo dopo Usai, non fu scoperto e, dotato di una radio, trasmise informazioni alla RSI da Cagliari sino ad aprile del ‘45.


La condotta degli assolti lasciò comunque pesantissimi dubbi, e infatti essi furono condannati dall’Alto Commissariato per le sanzioni contro il fascismo a due anni di confino in un campo di concentramento situato a Terni, “per misura precauzionale”.
I tre campi di internamento di Terni (Umbria), posti ai piedi del borgo di Collescipoli e a Narni, furono utilizzati dai nazifascisti come “centro logistico di deportazione”, ossia di transito. Infatti i prigionieri, italiani, anche ebrei, inglesi e americani, “da qui venivano smistati (ovvero registrati, privati degli effetti personali e raccolti all’ufficio matricola) per poi essere deportati ai campi di prigionia e lavoro della Germania”. Con l’arrivo degli Alleati i campi furono trasformati in luogo di internamento e confino per civili e militari, fascisti (anche di spicco), collaborazionisti veri o presunti, neofascisti. I peggiori furono il R707 e il famigerato Recalcitrant Civilian Internee Camp (https://www.wikiwand.com/it/R707; https://www.docsity.com/it/tre-campi-di-internamento-fascista-a-terni-collescipoli-narni/2340924/).

fascista, realizzato durante l’internamento a Collescipoli (dicembre ’44-luglio ’45).
Tra segretezza imposta dai vertici, micidiali e perversi effetti dell’apparato burocratico, perdita o distruzione di documentazione causata dalla guerra o intenzionale, fu spesso molto difficile o impossibile per i Distretti Militari ricostruire le vicende dei soldati. Ecco un esempio eloquente:
Non sapremo mai con certezza se il Mastio avesse accettato di essere effettivamente una spia della RSI o se invece, come tanti altri disperati, da troppo tempo lontani dalla propria casa e dai propri affetti, volesse solo tornare a essi, e vedesse nella “missione” l’opportunità per realizzare il suo desiderio. Quel che sappiamo è che, scontato uno dei due anni di internamento che gli erano stati inflitti, fu congedato a novembre del 1946.

Testo, ricerche archivistiche e documentali a cura di Carla Cossu. Si ringrazia il personale dell’Archivio di Stato di Oristano per la consueta disponibilità.
